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14
lug

E-commerce e IT: “L’Italia è Un Paese in Via di Sviluppo”

Alfredo Gatti,  Managing Partner di NEXTVALUE e Managing Director di CIONET Italia è stato intervistato da smartweek sull’andamento della Trasformazione Digitale e il commercio elettronico in Italia. Di seguito l’articolo:

Il fine ultimo dell’e-commerce dovrebbe essere quello di migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo. “Di solito noi ci agglutiniamo in famiglie, associazioni e aziende. Ci fidiamo a distanza e sospettiamo appena voltato l’angolo”, sosteneva nel ’99 Tim Berners-Lee, nella sua “Architettura del nuovo Web”.

A che punto sono oggi la trasformazione digitale e il commercio elettronico in Italia? La tesi di Alfredo Gatti, Managing Partner di NEXTVALUE e e Managing Director di CIONET Italia, che abbiamo intervistato, è che sul fronte dell’e-commerce l’Italia sia ancora “un Paese in via di sviluppo”

NEXTVALUE, creata nel 2003, ha avuto un ruolo da pioniere in Italia per quanto riguarda la trasformazione digitale, com’è nata questa intuizione ?

“L’esigenza nasce dal fatto che credevo ci fossero, e credo tutt’ora ci siano, delle società che fanno ricerca in modo moderno. L’idea di fondo si basa su tre principi: guardare al futuro su temi emergenti, chiedere ai decisori di mercato e occuparsi degli operatori del settore: dei loro piani di business, focalizzando l’attenzione sulle aree di trasformazione. Abbiamo aperto stabilendo relazioni con realtà internazionali. Il passo successivo, fondamentale, è stato quello di portare in Italia, più di quattro anni fa, CioNet: la più grande business community di Cio in Europa, oltre ad essere la più qualificata. E oggi abbiamo il grande privilegio di poter lavorare in sinergia”.

In un contesto economico che procede a rilento il digitale continua a mostrare uno sviluppo costante. L’ e-commerce, ad esempio, cresce a due cifre negli Stati Uniti e in molti paesi europei, mentre è in piena espansione in tutta l’Asia, in Italia a che punto siamo e quali sono le previsioni per il prossimo triennio?

“Dal punto di vista dell’e-commerce l’Italia è un paese in via di sviluppo. Sta crescendo: nel prossimo triennio noi abbiamo una previsione del 17% di crescita aggregata entro 2016. Quanto vale oggi? Il giro d’affari complessivo si è attestato su 11,3 miliardi di euro alla fine del 2013”.

Diversi esperti del settore – tra cui Tunde Olanrewaju, Kate Smaje e Paul Willmott – sostengono che le aziende debbano andare oltre gli esperimenti, generalmente consistenti nella creazione di qualche sporadica community, che spesso non si occupa di rendere più efficiente un processo core, ma è focalizzata su una value proposition “leggera” e “poco pericolosa”. Quali sono i problemi e le maggiori criticità del settore?

“Intanto serve un miglioramento della logistica. Ma c’è anche una componente legata alle normative. Siamo particolarmente bravi a mettere i paletti. Ritengo sarebbe più giusto adeguarsi alle normative europee e fare dell’Europa un unico mercato anche sul fronte dell’e-commerce. Su questo punto dobbiamo accelerare. Le aziende italiane, soprattutto quelle che si occupano di B2c, hanno iniziato a rivedere la strategia di e-commerce. Quindi a ripartire con programmi precisi e mirati. Oggi il tutto vale poco più del 3% del commercio tradizionale”.

E rispetto agli altri competitor europei come si posiziona l’Italia?

“Il dato è un po’ basso rispetto al 16% della Gran Bretagna. La Francia vale una volta e mezzo l’Italia, mentre la Germania circa due volte, però crescono ad un tasso inferiore: tra il 9 ed il 10%, rispetto al 16-17% del Belpaese. Questo andamento rende molto interessante il nostro mercato. Perché cresce continuamente e anche chi opera dall’estero osserva una maggiore dinamicità dell’e-commerce italiano, mobile compreso, rispetto agli altri mercati”.

Molte aziende appaiono in affanno quando tentano di trasformare le loro agende digitali in nuovi modelli di business operativi. Qual è la ragione?

“Il problema delle strategie digitali per le aziende italiane che operano a livello globale e internazionale è al primo posto. E’ un terreno molto difficile: si fanno delle scelte, ma talvolta occorre tornare sui propri passi. La strategia digitale non viene da sé e non è gratuita. Non è perché i dipendenti hanno lo smartphone che l’azienda diventa digitale. Si incontrano difficoltà anche nel presidiare il mercato con nuovi strumenti: ad esempio il mondo social e così via, che pone una serie di interrogativi. La questione della trasformazione digitale deve essere affrontata in maniera sistemica. Il fenomeno non può essere affrontato individualmente, ma a livello di sistema e deve coinvolgere tutte le aziende. Qui entriamo però anche nella sfera della mentalità, del dna e dell’apertura delle singole persone. Spesso accade che la cultura aziendale non sia predisposta ad attuare velocemente una strategia di cambiamento. Invero, c’è anche l’altra faccia della medaglia con grandi aziende che sono degli esempi di lungimiranza e dovrebbero essere prese come riferimento. Lo spirito di CioNet, per esempio, si muove in questa direzione mettere in comune le esperienze sui temi dell’innovazione”.
 
La generazione di workload diversi rispetto al recente passato come incide, se incide, sullo sviluppo delle infrastrutture?

Se tendiamo lo sguardo al settore trasporti e logistica, prendendo la percentuale del budget IT destinato all’innovazione, ebbene solo questa fetta è mediamente il 21% in questo tipo di aziende. Di questo 21%, oltre la metà (vale a dire il 54%) è destinata a sviluppare progetti inerenti l’e-commerce. Quindi una focalizzazione molto precisa. Si tratta di un settore che, nonostante abbia risentito della congiuntura economica, si sta adeguando in maniera repentina”.

In prospettiva, le tecnologie IT sottostanti il commercio elettronico, che effetto avranno sul commercio e sull’economia in genere?

C’è da parte di molti operatori del commercio tradizionale un atteggiamento di difesa rispetto a questi. Credo che sia una questione di mancata comprensione su determinati aspetti. Perché, in prospettiva, adottando strategie digitali ci possono essere vantaggi anche per i piccoli commercianti al dettaglio. La ricetta magica non esiste. Di certo il primo passo è l’educazione delle persone all’e-commerce che, se effettuato bene, non rappresenta rischi di sorta. Serve una maggiore distensione sul sistema di pagamento: cioè una maggiore flessibilità e predisposizione ad utilizzare la carta di credito”.

Articolo di Renato Agalliu di smartweek

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